martedì 15 novembre 2011

Baby-Sitting Emozionale

Questa settimana sono in modalità baby-sitter a mio nipote Pablo, ha appena compiuto 6 anni ed è moro, i capelli lunghi sulle orecchie che quando piove diventano frisé, occhi a forma di oliva color nocciola.
Mentre lo portavo in giro, proprio pochi minuti fa, e precisamente in un prato a giocare con la sua migliore amica, la pallina da tennis, pensavo proprio a questo: non so cosa darei per entrare nella sua testa e sapere cosa pensa.
Perchè Pablo non parla: è un cane. I cani sanno far capire le cose di cui hanno bisogno, di cui hanno o non hanno voglia, ma hanno pensieri impenetrabili, sguardi che nascondono chissà quali percorsi mentali di cui noi resteremo sempre all'oscuro, volenti o nolenti.

Mi sveglia al mattino con carezze di lingua ruvida e calda sulle guance, in uno dei rari momenti di tenerezza che mi riserva durante il giorno, e allora lì capisco che vuole grattatine sparse, e ribaltarsi sul letto grugnendo: eccolo il suo buongiorno, per me.
Quando aspetta la ciotola si piazza lì davanti, seduto sdraiato come se fosse a digiuno da giorni, con aria affranta, per poi dirigersi indolente verso l'oggetto del desiderio come per dire, "ah beh ok , ce l'hai fatta".
Fuori dagli orari del prato con pallina, a volte mi porge con delicatezza una ranetta di gomma ricoperta di saliva, e lì non ci sono storie: cerco di fare finta di non capire, ma conosce la mia debolezza, ha la stessa impertinenza di suo fratello Lore, comincia ad abbaiare finché non gliela tiro, nei miei 30mq di casa che mi ritrovo. Per avere più lunghezza di tiro, lascio anche aperta la porta del bagno, e i metri diventano magicamente 45. Cosa non si fa per fare contento un nipote.
Si fa capire quando vuole andare a letto: sempre a causa della ridotta disponibilità metroquadrica della mia casa, ho un divano letto che si apre, per dormire. Il piccolo lord, dorme sul letto, e dopo un pò la sera si stufa di stare sul divano, e inizia a sbuffare. Si piazza, seduto sulle zampe posteriori, per terra di fronte a me, e inizia a fissarmi. Giuro che non lo sto inventando, succede.
Vuole che io apra il divano e, una volta aperto, fa anche il timido: aspetta il mio ok per salire.
Presa per il culo in modo assoluto e totale.

E nonostante tutte queste esternazioni di necessità e virtù, io non so cosa pensa. Non so cosa pensa quando incontra un altro cane e cosa gli fa decidere se abbaiare o meno; non so cosa pensa quando gli parlo, non so cosa pensa quando mi guarda digitare al pc, parlare al telefono, cucinare, ridere davanti alla tele. Non so cosa pensa quando guarda fuori dalla finestra e osserva il più minimo movimento, sia di macchine, persone, foglie, forse anche i rami.

Alla fine mi rispondo che non importa, che è anche giusto che lui abbia i suoi pensieri nascosti, del resto quante cose tengo nascoste anche io a lui?
Non gli dico mai quanto la sua presenza sia forte, sentita, cercata, in occasioni come quella che ho avuto questa settimana.
Non gli dico che averlo con me ogni tanto ripaga quella sana voglia di avere un cane tutto mio ma che non mi posso permettere, in termini di tempo e di qualità-di-tempo soprattutto.
Non gli dico che al mattino presto e la sera tardi con i gradi che si avvicinano allo zero faccio leva sul senso di colpa per spingermi ad uscire, penso che sono una stronza, perchè io non dipendo da nessuno per dover andare in bagno. Allora penso a quando sarò vecchia e forse dipenderò anche io da qualcuno, e allora lì esco, guinzaglio in mano, carica di intenzione post-senso-di-colpa.
Non gli dico che il Bigni non sa di questa settimana dedicata ad un altro cane, potrebbero essere gelosi l'uno dell'altro. Chissà cosa penserebbe il Bigni di tutto questo. Cose di un altro post.

Non so se si capisce. Amo i cani, amo quello che sanno dire senza parlare, amo quando Pablo inclina la testa in diagonale quando gli faccio una domanda, come per dire: "eh?!", amo il loro modo di dare senza chiedere, non ci sono orari per loro, possono fare tutte queste cose a qualsiasi ora del giorno e della notte, vogliono solo condividere il tempo. Stare con te. Fare delle cose insieme. Ogni tanto mangiare. Giocare. Vivere con te.
Amo il loro modo di amare, così vicino a quello che cerco io nelle persone, così lontano da ciò che sono destinata a trovare. Semplicemente perchè da noi non esiste, quell'amore lì; noi siamo deviati dai condizionamenti esterni, dai sentimenti meno buoni, dal fatto che abbiamo sviluppato le nostre vite su qualcosa di effimero, che comunque finirà, o cambierà inesorabilmente.
Quell'amore lì sono capaci di provarlo e dimostrartelo solo loro, e non finisce. Perchè conservano anime superiori, rimaste intatte e intoccate dalle miserie che hanno invaso le nostre vite di umani. Tutti, ognuno a suo modo. Non sono alterati.
Perchè sono gli unici esseri in grado di conoscere e trasformare in cose reali, vere, sguardi adoranti e code sventaglianti, il pieno significato delle parole: senza condizione.

A Pablo, non gli ho detto che l'altra mattina, quando mi sono svegliata per prima e l'ho trovato sotto le coperte e con la testa sul cuscino alla mia destra come un bambino, girato di spalle, l'ho amato tantissimo.

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